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Invito ad una lettura smaliziata dei commenti, sono il contorno migliore.

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ho trovato un sito o un blog (ormai i confini sono sfumati) degno di nota, i cui articoli potrebbero seriamente dare un senso (meglio, una svolta rinfrescante) a molte questioni irrisolte che animano i nostri affannati testicoli sovraffollati come metrò da una dolorosa densa post-modernità.

essere uomini eterosessuali purtroppo è sempre più un affilato contratto a progetto che un piacere al contempo orgiastico e pacato com’era prima delle discutibili tesi a base di suffragette, chanel e hippismo-da-mani-che-prudono.

così, come carbonari del 2000, aspiriamo a e cospiriamo per il silenzio dei cinguetti instancabili, allo scioglimento del rossetto e del cerone, alle sgommata in auto senza gridolini di rimprovero, a qualche etto di carcasse di animali sbruciacchiate, alle scorregge perdio.

il MANIFESTO: noi vogliamo solo ragionevolmente frequenti atti di riproduzione (sterili!) a basso sforzo, niente più.

e questa tenera raccolta di ricette segrete per la vita ci aiuterà perdiana.

ps: tra gli articoli più nobili:

  • Le donne servono solo al sesso.
  • E’ un bene che la vostra ragazza si vesta trasgressiva?
  • Viva le ragazze dell’EST!
  • Sono più maialone le nuove generazioni o le vecchie?
  • Perché alcune donne vanno in bici

un saluto con foto di ragazza vivace (true story)

Questo sarà probabilmente il post più nerd di ECSA. Ma come si dice in questi casi, THIS CAN’T REMAIN UNSEEN.

Ora, non so se sapete che bene o male sia la Microsoft che la Apple ce l’hanno un po’ su con lo Java. Non si piacciono e si frequentano con non buonissimi risultati. Tanto che si è addirittura riscritto un codice – HTML5 – per “superare” Java.

A me fa ridere.. mi ricorda i primi filmati di Maccio Capatonda, quelli che facevano davvero ridere…

dopo aver ricevuto una ricetta per mia nonna in modo incredibilmente rapido (sospetto ci sia stata un’emorragia verso miramare di rimini più intensa del solito), ho incrociato le vetrine della ricca edicola che vedo dalla mia finestrotta, una di quelle vere, non le baracche di lamiera più comuni, seppur anch’esse non disprezzabili dato che comunque se la cavano sempre di più quanto ad assortimento (ma mai quanto quelle con la porta e tutto).

lampo nostalgia/imbarazzo-per-i-tempi-delle-medie:

1) tensione crescente verso l’ingresso, avevo in mente la ragione da quando uscivo dal portone sui miei sandaloni trendy, ma era graduale (mentre attraversavo la strada) la concretizzazione di essa su di me in forma di salubre colorazione carta-da-forno e in gioioso ottundimento sensoriale

2) entrata in splendente scioltezza, spingendo invece che tirando (e viceversa) la porta a vetri con susseguente gesticolazione e sorriso condiscendente di supporto dell’edicolante

3) finta semipasseggiatina semicircolare in giro della serie come butta seguita da magnetico richiamo e permanenza lunghissima, al di sopra di ogni ritegno, nell’angolo universo parallelo-paradiso infinito (per fortuna angolo, ma credo la disposizione non fosse casuale) hentai, buffamente e solo nella mia testa compensata da sbiascicamenti, spiluccamenti, sfogliamenti rapidi (per non figurare come i vecchi in libreria) su presunta qualità dei prodotti adiacenti, cioè manga di cui non sapevo una mazza (e neanche avevo intenzione di interessarmi, vabbé un po’ lamù sì)

4) studi di  settore, costo-opportunità, triangolazioni, soppesamenti, misurazione in dita dello spessore (puntando a bilanciare portabilità e farcitura), misurazione in colpo d’occhio della qualità del tratto e degli highlight (sempreché non ci fosse la plastichina a rendere tutto più tipo  SNAI) il tutto con le manine sudaticce, carotide on fire e la pressione della soglia psicologica dei 30 minuti di permanenza, poi l’illuminazione

5) come un sub senza più ossigeno a 30 metri, arraffamento di innocue pubblicazioni tematizzate, dalle auto zarre, alle armi, agli album della pimpa (destinato a fare esplodere il conto del 150%, ma chissene ormai!!!), composizione di paninone anti-sguardo anti-sospetto sempre e solo nella mia testa (cavolo, i proprietari erano e sono mamma e figlio: la cicciona mi faceva venire la nausea coi suoi modi caserecci e lo sguardo da cane buono; il distacco vacuo al lattice di lui, motivato credo dalla grassa collezione underage del suo fisso in cantina mi metteva più pace…)

6) occhio basso fisso su repubblica mentre avveniva la celebrazione silenziosa del conto, versamento di soldi casuale (avrei voluto dire tieni il resto ma poi come mi compravo le big babol tamarre?)

7) allungo tipo andrew howe, tipo rapinatore da b-movie, tipo vi ho fregati, tipo “alé per un paio di mesi sono a posto”, già un po’ barzotto (per l’adrenalina più che altro), senza per fortuna sentire (vedi sopra: ottundimento sensoriale) il “saluta i tuoi” che mi avrebbe polverizzato le rotule

mi sa che domani lo rifaccio, affanculo internet

Entro direttamente nella questione, caro il barone.

Lebron ha sbagliato.

La scelta di Miami è stata fatta direi soprattutto per coprirsi le spalle. Se voleva essere un leader e vincere un titolo doveva scegliere un’altra destinazione. Essere il leader della squadra (a Cleveland) è lo spazio che lui si è voluto creare e credo che le squadre che sono state messe in piedi negli ultimi anni siano state assemblate ascoltando anche, e soprattutto, le sue richieste. In fondo, nell’ultima annata hanno vinto abbastanza comodamente la regular season. Il problema che una volta calato lui (nei play-off), tutto il resto della squadra l’ha seguito. Da qui due osservazioni. Da una parte giusto andare dove sono presenti altri giocatori in grado di tirare la carretta se lui non ce la fa. Dall’altra, mi viene da dire che che forse essere l’uomo solo al comando non è la posizione che fa per lui.

Miami è casa Wade (Wade su quelle spiagge ha già vinto un titolo). Non sottovaluterei questa cosa. Non ci saranno mai tre numeri uno a parimerito. Ci saranno sempre un numero 1, un numero 2 e un numero 3. Inutile dire l’ordine (io lo vedo così: Wade, James, Bosh). Le squadre vincenti sono sempre state composte da buoni giocatori, non solo quelli del quintetto, giocatori che sapevano cosa fare in un ottica di squadra, ci sono sempre state delle gerarchie e difficilmente dei pari livello. Quindi o instaurano una mentalità in stile Stati Uniti alle olimpiadi 2008 oppure la vedo dura giocare insieme per tre solisti di questo calibro, la palla è sempre una sola. E poi vorrei aggiungere che la squadra è fatta di 12 giocatori e ora all’appello ne mancano ancora 7 (miami ha chalmers a contratto e ha appena preso miller), sono ancora tantini, più che altro perchè non ce ne sono molti disponibili e i soldi a disposizione non sono molti.

In fondo una scelta come New York (anche se sarebbe stata cestisticamente un’incoscienza) o Chicago (cestisticamente solida ma con un alone che ancora veleggia sulla squadra) sarebbero state molto più affascinanti, più all’insegna dell’equilibrio (chissà csa avrà pensato Mr.Stern alle 3.40 di giovedi) e meno da paraculo.

Insomma, come si sarà capito, daje Kobe, asfaltali.

Magari non interessa a nessuno, ma almeno a due autori dello staff di Eccosissia interessa eccome.

Parliamo del mercato NBA che ieri notte, precisamente alle 3:40, sembra aver preso non una bellissima piega.

Quello che è successo lo sapete tutti e se non lo sapete ancora, sapretelo.

La decisione secondo tutto il web é che non abbia scelto con stile, né per sé, né per lo spettacolo. E io condivido questa decisione.

MA (e il “ma” è grande non a caso) mi sembra ci si stia accanendo un pò troppo contro il Phessone. Le ragioni sono diverse:

– Cleveland ha ragione ad essere arrabbiata o delusa soprattutto se poi gli hai fatto credere certe cose… Però c’è da dire che non ha fatto molto per garantire al “King” il fatto di vincere un titolo, anzi, ha puntato solamente su un uomo, ingrandendolo in bravura ma soprattutto in ego. In poche parole non ha creato una squadra degna di tale nome.

– in 7 anni ai Cavs è arrivato in finale di conference 2 volte, vincendone solo una, quasi da solo.. Beh immagino che convincersi ogni giorno di essere il migliore per poi fallire 5 anni di fila non é proprio un modo per aumentare la propria autostima. Il fatto di aver raggiunto altri 2 ipergiocatori non fa di lui mister coraggio ma non mi sento proprio di biasimarlo.

– la storia passata NBA, dalla quale scelgo 2 esempi: Charles Barkley, il più forte perdente prima di James, che pur raggiungendo altri 2 ipergiocatori ai Rockets non ha mai vinto un titolo. Kevin Garnett che lascia i Minnesota Timberwolves per Boston che gli porta il primo anello. Beh di esempi ce ne sono tanti, forse troppi, ma certo è che di solito chi ha scelto di aggiungersi a grandi squadre di solito poi ha vinto… (Artest??)

Per il resto tutto quello che si è detto, lo condivido. Soprattutto il fatto che andare a NYC, essere the Real Yankee che salva la città sarebbe stato molto ma molto più figo. Ma,come dicono quelli di the Basketball diaries, lui è il Phessone…

Aspetto con ansia un post di risposta de l’americano.

ma se tra la massima e la minima ci sono 10°C e la minima è 23°C e alle 23 la temperatura è uguale alla massima, la minima in che dimensione esistenziale si colloca rispetto a me e alla mia giornata/nottata?

ma soprattutto, considerando che l’umidità è in percentuale il triplo della minima, che senso ha cercare di capire queste cose?

forse questi dati (paradossalmente simpaticamente freddi :)) sono proprio la causa prima di queste parole, dato che le palpebre si impastano tra loro e le dita cigolano sui tasti come sul manubrio color panna di graziella di chi dominò il tonale la domenica pomeriggio in cui giugliacci ebbe una sincope in studio e schiumò come un bue amante dello step.

penso il segreto sia non pensare a niente, chiudere gli occhi e sognare di essere impalato da un calippo al lime gigante, oppure lasciarsi dominare dalla passività di queste ore cave e violente, muoversi solo per commentare qualche hater instancabile, che probabilmente gode di sana e robusta aria condizionata, non c’è altra spiegazione.

proprio non si reggono gli hater d’estate, sempre così sagaci, dalle battute così sorprendentemente elaborate, devono essere esseri maledettamente preparati ad ogni condizione meteorologica.

stimolati dall’idea di stupire con le loro citazioni di manga del menga, si apprestano come furetti cui hanno strappato i corti peli dal culo a coniare accostamenti di aggettivi incredibili per quei passivo-aggressivi bisognosi di sarcastici hitler telematici dei propri lettori sudati.

dai su, continuate a citare droghe e sottoculture come fossero il vostro fottuto pane di merda, quando in realtà mangiate pavesini e nutella come tutti quanti noi bastardi figli di una padania dalle ascelle sciolinate, dai, illuminateci con i vostri aneddoti modesti ma strabilianti grazie alla vostra retorica post-moderna, condite il tutto con nonchalance vero?! mi raccomando, ma visto?! anche io so scriverlo cazzo, lo so scrivere per bene, almeno quanto potpourri.

E non li ho cercati su Gogol!

P.S. visto la citazione? eh? sono anche io come voi nonostante il caldo! sì cazzo!!

comunque non la passerete franca: ecco il video lo-fi indie inascoltabile da bitchy checche che siete e dunque vi meritate

Ultimo ( o ultimi, non si sa mai ) video di PAP. Lacrime.

Quest’anno davvero hanno spaccato. Hanno spaziato come più non potevano per dare spazio davvero a tutti di dire la loro e di esprimersi in qualche modo. Sono riusciti a essere criticati e apprezzati allo stesso tempo.

Fiorella chiude come ciliegina sulla torta (non) recensendo Romborama dei Bloody Beetroots e raccontando di serate in discoteca.

Noi siam stati completamente rapiti.

Vediamo se il prossimo anno tornano, se riescono ad essere ancora così prolifici e se sapranno fare di meglio… anzi di peggio.

Noi ci speriamo e siam pronti a sostenerli. In tutti i modi.

chi pigia sui tasti

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