dopo aver ricevuto una ricetta per mia nonna in modo incredibilmente rapido (sospetto ci sia stata un’emorragia verso miramare di rimini più intensa del solito), ho incrociato le vetrine della ricca edicola che vedo dalla mia finestrotta, una di quelle vere, non le baracche di lamiera più comuni, seppur anch’esse non disprezzabili dato che comunque se la cavano sempre di più quanto ad assortimento (ma mai quanto quelle con la porta e tutto).

lampo nostalgia/imbarazzo-per-i-tempi-delle-medie:

1) tensione crescente verso l’ingresso, avevo in mente la ragione da quando uscivo dal portone sui miei sandaloni trendy, ma era graduale (mentre attraversavo la strada) la concretizzazione di essa su di me in forma di salubre colorazione carta-da-forno e in gioioso ottundimento sensoriale

2) entrata in splendente scioltezza, spingendo invece che tirando (e viceversa) la porta a vetri con susseguente gesticolazione e sorriso condiscendente di supporto dell’edicolante

3) finta semipasseggiatina semicircolare in giro della serie come butta seguita da magnetico richiamo e permanenza lunghissima, al di sopra di ogni ritegno, nell’angolo universo parallelo-paradiso infinito (per fortuna angolo, ma credo la disposizione non fosse casuale) hentai, buffamente e solo nella mia testa compensata da sbiascicamenti, spiluccamenti, sfogliamenti rapidi (per non figurare come i vecchi in libreria) su presunta qualità dei prodotti adiacenti, cioè manga di cui non sapevo una mazza (e neanche avevo intenzione di interessarmi, vabbé un po’ lamù sì)

4) studi di  settore, costo-opportunità, triangolazioni, soppesamenti, misurazione in dita dello spessore (puntando a bilanciare portabilità e farcitura), misurazione in colpo d’occhio della qualità del tratto e degli highlight (sempreché non ci fosse la plastichina a rendere tutto più tipo  SNAI) il tutto con le manine sudaticce, carotide on fire e la pressione della soglia psicologica dei 30 minuti di permanenza, poi l’illuminazione

5) come un sub senza più ossigeno a 30 metri, arraffamento di innocue pubblicazioni tematizzate, dalle auto zarre, alle armi, agli album della pimpa (destinato a fare esplodere il conto del 150%, ma chissene ormai!!!), composizione di paninone anti-sguardo anti-sospetto sempre e solo nella mia testa (cavolo, i proprietari erano e sono mamma e figlio: la cicciona mi faceva venire la nausea coi suoi modi caserecci e lo sguardo da cane buono; il distacco vacuo al lattice di lui, motivato credo dalla grassa collezione underage del suo fisso in cantina mi metteva più pace…)

6) occhio basso fisso su repubblica mentre avveniva la celebrazione silenziosa del conto, versamento di soldi casuale (avrei voluto dire tieni il resto ma poi come mi compravo le big babol tamarre?)

7) allungo tipo andrew howe, tipo rapinatore da b-movie, tipo vi ho fregati, tipo “alé per un paio di mesi sono a posto”, già un po’ barzotto (per l’adrenalina più che altro), senza per fortuna sentire (vedi sopra: ottundimento sensoriale) il “saluta i tuoi” che mi avrebbe polverizzato le rotule

mi sa che domani lo rifaccio, affanculo internet