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I francesi sono mediamente più tamarri degli italiani, almeno secondo la nostra concezione di tamarro, mentre secondo la loro concezione di tamarro noi lo siamo sicuramente di più; al contrario, secondo la loro concezione di fighetto, loro lo sono di più; indovinate un po’, secondo la nostra concezione di fighetto, noi lo siamo più di loro.

Il punto è che per quanto fastidiosamente simili, siamo popoli irritantemente diversi.

E per surfare ancora alla grande sul luogo comune, aggiungerei che ad ogni passo trovo conferma che la nostra italianità vive la solita fama ormai ben incatenata nel bassorilievo dell’immaginario mondiale e a scanso di equivoci farò un elenco di aggettivi plurali (perché, se non si fosse capito, noi siamo gli ITALIANI):

mafiosi (nel senso che facciamo comunella sempre tra di noi, oltre che raccogliere il pizzo nello studentato),

confusionari/gesticolatori (nel senso che quando non ci pagano, cominciamo a muoverci inconsultamente e a nominare santi e divinità, per ottenere il pizzo che ci spetta)

gioviali/gentili (nel senso che quando hai pagato, sei il nostro migliore amico e ti facciamo tanti favori, basta che poi paghi di nuovo)

simpatici/allegri (nel senso che quando si mangia e si beve con i soldi dei norvegesi, ridiamo spesso e offriamo pure)

furbi/svegli (nel senso che ci giustifichiamo dicendo che quei soldi erano per la quota dell’associazione studentesca “amici della mamma”)

berlusconiani (nel senso che contestualizziamo le bestemmie)

I francesi invece sono così

Ora che ci penso non so cosa sia peggio.

Invito ad una lettura smaliziata dei commenti, sono il contorno migliore.

ho trovato un sito o un blog (ormai i confini sono sfumati) degno di nota, i cui articoli potrebbero seriamente dare un senso (meglio, una svolta rinfrescante) a molte questioni irrisolte che animano i nostri affannati testicoli sovraffollati come metrò da una dolorosa densa post-modernità.

essere uomini eterosessuali purtroppo è sempre più un affilato contratto a progetto che un piacere al contempo orgiastico e pacato com’era prima delle discutibili tesi a base di suffragette, chanel e hippismo-da-mani-che-prudono.

così, come carbonari del 2000, aspiriamo a e cospiriamo per il silenzio dei cinguetti instancabili, allo scioglimento del rossetto e del cerone, alle sgommata in auto senza gridolini di rimprovero, a qualche etto di carcasse di animali sbruciacchiate, alle scorregge perdio.

il MANIFESTO: noi vogliamo solo ragionevolmente frequenti atti di riproduzione (sterili!) a basso sforzo, niente più.

e questa tenera raccolta di ricette segrete per la vita ci aiuterà perdiana.

ps: tra gli articoli più nobili:

  • Le donne servono solo al sesso.
  • E’ un bene che la vostra ragazza si vesta trasgressiva?
  • Viva le ragazze dell’EST!
  • Sono più maialone le nuove generazioni o le vecchie?
  • Perché alcune donne vanno in bici

un saluto con foto di ragazza vivace (true story)

dopo aver ricevuto una ricetta per mia nonna in modo incredibilmente rapido (sospetto ci sia stata un’emorragia verso miramare di rimini più intensa del solito), ho incrociato le vetrine della ricca edicola che vedo dalla mia finestrotta, una di quelle vere, non le baracche di lamiera più comuni, seppur anch’esse non disprezzabili dato che comunque se la cavano sempre di più quanto ad assortimento (ma mai quanto quelle con la porta e tutto).

lampo nostalgia/imbarazzo-per-i-tempi-delle-medie:

1) tensione crescente verso l’ingresso, avevo in mente la ragione da quando uscivo dal portone sui miei sandaloni trendy, ma era graduale (mentre attraversavo la strada) la concretizzazione di essa su di me in forma di salubre colorazione carta-da-forno e in gioioso ottundimento sensoriale

2) entrata in splendente scioltezza, spingendo invece che tirando (e viceversa) la porta a vetri con susseguente gesticolazione e sorriso condiscendente di supporto dell’edicolante

3) finta semipasseggiatina semicircolare in giro della serie come butta seguita da magnetico richiamo e permanenza lunghissima, al di sopra di ogni ritegno, nell’angolo universo parallelo-paradiso infinito (per fortuna angolo, ma credo la disposizione non fosse casuale) hentai, buffamente e solo nella mia testa compensata da sbiascicamenti, spiluccamenti, sfogliamenti rapidi (per non figurare come i vecchi in libreria) su presunta qualità dei prodotti adiacenti, cioè manga di cui non sapevo una mazza (e neanche avevo intenzione di interessarmi, vabbé un po’ lamù sì)

4) studi di  settore, costo-opportunità, triangolazioni, soppesamenti, misurazione in dita dello spessore (puntando a bilanciare portabilità e farcitura), misurazione in colpo d’occhio della qualità del tratto e degli highlight (sempreché non ci fosse la plastichina a rendere tutto più tipo  SNAI) il tutto con le manine sudaticce, carotide on fire e la pressione della soglia psicologica dei 30 minuti di permanenza, poi l’illuminazione

5) come un sub senza più ossigeno a 30 metri, arraffamento di innocue pubblicazioni tematizzate, dalle auto zarre, alle armi, agli album della pimpa (destinato a fare esplodere il conto del 150%, ma chissene ormai!!!), composizione di paninone anti-sguardo anti-sospetto sempre e solo nella mia testa (cavolo, i proprietari erano e sono mamma e figlio: la cicciona mi faceva venire la nausea coi suoi modi caserecci e lo sguardo da cane buono; il distacco vacuo al lattice di lui, motivato credo dalla grassa collezione underage del suo fisso in cantina mi metteva più pace…)

6) occhio basso fisso su repubblica mentre avveniva la celebrazione silenziosa del conto, versamento di soldi casuale (avrei voluto dire tieni il resto ma poi come mi compravo le big babol tamarre?)

7) allungo tipo andrew howe, tipo rapinatore da b-movie, tipo vi ho fregati, tipo “alé per un paio di mesi sono a posto”, già un po’ barzotto (per l’adrenalina più che altro), senza per fortuna sentire (vedi sopra: ottundimento sensoriale) il “saluta i tuoi” che mi avrebbe polverizzato le rotule

mi sa che domani lo rifaccio, affanculo internet

ma se tra la massima e la minima ci sono 10°C e la minima è 23°C e alle 23 la temperatura è uguale alla massima, la minima in che dimensione esistenziale si colloca rispetto a me e alla mia giornata/nottata?

ma soprattutto, considerando che l’umidità è in percentuale il triplo della minima, che senso ha cercare di capire queste cose?

forse questi dati (paradossalmente simpaticamente freddi :)) sono proprio la causa prima di queste parole, dato che le palpebre si impastano tra loro e le dita cigolano sui tasti come sul manubrio color panna di graziella di chi dominò il tonale la domenica pomeriggio in cui giugliacci ebbe una sincope in studio e schiumò come un bue amante dello step.

penso il segreto sia non pensare a niente, chiudere gli occhi e sognare di essere impalato da un calippo al lime gigante, oppure lasciarsi dominare dalla passività di queste ore cave e violente, muoversi solo per commentare qualche hater instancabile, che probabilmente gode di sana e robusta aria condizionata, non c’è altra spiegazione.

proprio non si reggono gli hater d’estate, sempre così sagaci, dalle battute così sorprendentemente elaborate, devono essere esseri maledettamente preparati ad ogni condizione meteorologica.

stimolati dall’idea di stupire con le loro citazioni di manga del menga, si apprestano come furetti cui hanno strappato i corti peli dal culo a coniare accostamenti di aggettivi incredibili per quei passivo-aggressivi bisognosi di sarcastici hitler telematici dei propri lettori sudati.

dai su, continuate a citare droghe e sottoculture come fossero il vostro fottuto pane di merda, quando in realtà mangiate pavesini e nutella come tutti quanti noi bastardi figli di una padania dalle ascelle sciolinate, dai, illuminateci con i vostri aneddoti modesti ma strabilianti grazie alla vostra retorica post-moderna, condite il tutto con nonchalance vero?! mi raccomando, ma visto?! anche io so scriverlo cazzo, lo so scrivere per bene, almeno quanto potpourri.

E non li ho cercati su Gogol!

P.S. visto la citazione? eh? sono anche io come voi nonostante il caldo! sì cazzo!!

comunque non la passerete franca: ecco il video lo-fi indie inascoltabile da bitchy checche che siete e dunque vi meritate

Casualmente

“Observe what happens when sunbeams are admitted into a building and shed light on its shadowy places. You will see a multitude of tiny particles mingling in a multitude of ways… their dancing is an actual indication of underlying movements of matter that are hidden from our sight… It originates with the atoms which move of themselves [i.e. spontaneously]. Then those small compound bodies that are least removed from the impetus of the atoms are set in motion by the impact of their invisible blows and in turn cannon against slightly larger bodies. So the movement mounts up from the atoms and gradually emerges to the level of our senses, so that those bodies are in motion that we see in sunbeams, moved by blows that remain invisible.” Lucrezio

Consider a large balloon of 10 meters in diameter. Imagine this large balloon in a football stadium. The balloon is so large that it lies on top of many members of the crowd. Because they are excited, these fans hit the balloon at different times and in different directions with the motions being completely random. In the end, the balloon is pushed in random directions, so it should not move on average. Consider now the force exerted at a certain time. We might have 20 supporters pushing right, and 21 other supporters pushing left, where each supporter is exerting equivalent amounts of force. In this case, the forces exerted towards the left and the right are imbalanced in favor of the left; the balloon will move slightly to the left. This type of imbalance exists at all times, and it causes random motion of the balloon. If we look at this situation from far above, so that we cannot see the supporters, we see the large balloon as a small object animated by erratic movement.

Entrambi i brani vengono da Wikipedia.org.

Sono arrivato ad essi, cioè al moto Browniano attraverso questo

Brownian motion with processing from Pedro M Cruz on Vimeo.

Se invece siete più dei tipi inclini al parallelo tra traffico e cardiodinamica questo e quel che fa per voi

Traffic in Lisbon – emphasis on sluggish areas from Pedro M Cruz on Vimeo.

Sempre casualmente.

P.s. Se qualcuno mi vuole aiutare a postare i video da Vimeo è il benvenuto.

E’ innegabile.

Ci sono momenti in cui riconosci qual è la tua famiglia, in senso culturale, di riferimento.

Lo scopri pezzo a pezzo, nelle situazioni più varie, queste ne sono esemplificazioni verosimili:

  • fissando da dentro una densa bolla d’alcol una folla impazzita che balla furiosamente Erol Alkan e pensi che sarà così per sempre, un istante espanso a rappresentare senza parole o pensieri una generazione
  • quando il pomeriggio tardi in bici dalle cuffie parte qualcosa degli Smiths e rallenti per non arrivare prima che finisca, rallenti fino a scendere e camminare, anche se vorresti sederti, sdraiarti in mezzo alla strada
  • scoprendo che il libro che un tuo amico ti aveva prestato di David Foster Wallace e che hai divorato come non succedeva da anni è l’ultimo perché si è ucciso, e allora invece di correre a leggerli tutti per recuperare, li conservi per tempi di carestia
  • quando qualcuno posta La Descrizione di Un Attimo, la fai partire e ti accorgi dell’errore: quello che più amiamo lo teniamo per quando smettiamo di sapere che cosa davvero conta, che cosa davvero ci racconta, non per una domenica qualsiasi
  • sdraiato sul letto, sotto le coperte, al buio, chiedendoti perché non riesci ancora a parlare 20 minuti dopo aver visto per la sedicesima volta Paz su i fumetti di Andrea Pazienza, chiedendoti se è davvero impossibile vivere nell Bologna degli anni ’70

E così oggi ho scoperto sfogliando Google Reader, in un mal di testa aizzato da campane semi festanti che Mark Linkous era parte della famiglia; cliccando sulla foto troverete un ricordo e una raccolta di video.

It’s aWonderful Life.

ho consegnato i moduli, i certificati, mi sono registrato, ho confermato e firmato.

a partire approssimativamente da settembre prossimo me ne vo, ancora dove non so (probabilmente parigi, forse lione), ma non importa, per quanto non so, approssimativamente 6 mesi.

approssimativamente.

ma non parliamo di me, parliamo di voi, parliamo di quello che voi vivrete e io no, in ordine o meno:

la fine dell’emergenza caldo, signorini, il caro libri, vespa, l’inizio emergenza influenza, la fila, i rimpasti, panebianco, idee carine per halloween, i fannulloni, la nebbia, le convention, il campionato che avanza, i pestaggi, la ventura, preparativi del natale, la telecom, il cinepanettone, butta la pasta/scola la pasta, l’asfalto, le sagre, i filmati divertenti di animali, i comizi, i ragazzi entrano nella casa, belpietro, la mamma, i rifiuti, il discorso del presidente, la pubblicità, i rimpatri, lo spumante in piazza, il papa, la rai, mani mutilate da botti, il grande freddo, il nucleare, i ministri, le varie settimane dells moda e del mobile, l’angelus, feltri, la nazionale, il conto alla rovescia per il festival, la champions, facci, l’emergenza allergie.

vediamo come va.

in fede.

E così sia.

Un altro a scrivere in questo nuovo, garbato e gentile figliolo della Rete.

La fotografia praticata (da me) non la gradisco granché, ancor meno praticata da altri se ne sono il (consapevole) protagonista, ma, sempre più spesso, ne apprezzo la sincerità e la modestia intrinseche di arte “minore”.

Ho passato momenti stranianti scorrendo queste inaspettate parentesi.

E’ come se tutto quello che immagino sull’America, ora veda il suo fondarsi tra i palazzoni, gli spazi instancabili e i volti quasi sempre altrove di una nazione che non ci stancheremo mai di guardare.

Gli stereotipi ritrovano la forza e il senso delle origini di una mitologia laica di cui sempre più non possiamo non essere parte.

Infatti, nulla mi pare cambiato in mezzo al caos dei nostri giorni, nulla di quello che conta, cioè la vita delle persone, come quella dell’autrice, in cui la sintesi è d’obbligo.

Nasci, ti sposti, cerchi e trovi un lavoro, nel frattempo hai un hobby e prima di morire puoi dire di aver fatto qualcosa di bello per cui è valso lo sforzo.

La differenza rispetto a milioni di altri è che qualcuno di lei alla fine (anzi dopo) se n’è accorto.

chi pigia sui tasti

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