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I francesi sono mediamente più tamarri degli italiani, almeno secondo la nostra concezione di tamarro, mentre secondo la loro concezione di tamarro noi lo siamo sicuramente di più; al contrario, secondo la loro concezione di fighetto, loro lo sono di più; indovinate un po’, secondo la nostra concezione di fighetto, noi lo siamo più di loro.

Il punto è che per quanto fastidiosamente simili, siamo popoli irritantemente diversi.

E per surfare ancora alla grande sul luogo comune, aggiungerei che ad ogni passo trovo conferma che la nostra italianità vive la solita fama ormai ben incatenata nel bassorilievo dell’immaginario mondiale e a scanso di equivoci farò un elenco di aggettivi plurali (perché, se non si fosse capito, noi siamo gli ITALIANI):

mafiosi (nel senso che facciamo comunella sempre tra di noi, oltre che raccogliere il pizzo nello studentato),

confusionari/gesticolatori (nel senso che quando non ci pagano, cominciamo a muoverci inconsultamente e a nominare santi e divinità, per ottenere il pizzo che ci spetta)

gioviali/gentili (nel senso che quando hai pagato, sei il nostro migliore amico e ti facciamo tanti favori, basta che poi paghi di nuovo)

simpatici/allegri (nel senso che quando si mangia e si beve con i soldi dei norvegesi, ridiamo spesso e offriamo pure)

furbi/svegli (nel senso che ci giustifichiamo dicendo che quei soldi erano per la quota dell’associazione studentesca “amici della mamma”)

berlusconiani (nel senso che contestualizziamo le bestemmie)

I francesi invece sono così

Ora che ci penso non so cosa sia peggio.

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ma se tra la massima e la minima ci sono 10°C e la minima è 23°C e alle 23 la temperatura è uguale alla massima, la minima in che dimensione esistenziale si colloca rispetto a me e alla mia giornata/nottata?

ma soprattutto, considerando che l’umidità è in percentuale il triplo della minima, che senso ha cercare di capire queste cose?

forse questi dati (paradossalmente simpaticamente freddi :)) sono proprio la causa prima di queste parole, dato che le palpebre si impastano tra loro e le dita cigolano sui tasti come sul manubrio color panna di graziella di chi dominò il tonale la domenica pomeriggio in cui giugliacci ebbe una sincope in studio e schiumò come un bue amante dello step.

penso il segreto sia non pensare a niente, chiudere gli occhi e sognare di essere impalato da un calippo al lime gigante, oppure lasciarsi dominare dalla passività di queste ore cave e violente, muoversi solo per commentare qualche hater instancabile, che probabilmente gode di sana e robusta aria condizionata, non c’è altra spiegazione.

proprio non si reggono gli hater d’estate, sempre così sagaci, dalle battute così sorprendentemente elaborate, devono essere esseri maledettamente preparati ad ogni condizione meteorologica.

stimolati dall’idea di stupire con le loro citazioni di manga del menga, si apprestano come furetti cui hanno strappato i corti peli dal culo a coniare accostamenti di aggettivi incredibili per quei passivo-aggressivi bisognosi di sarcastici hitler telematici dei propri lettori sudati.

dai su, continuate a citare droghe e sottoculture come fossero il vostro fottuto pane di merda, quando in realtà mangiate pavesini e nutella come tutti quanti noi bastardi figli di una padania dalle ascelle sciolinate, dai, illuminateci con i vostri aneddoti modesti ma strabilianti grazie alla vostra retorica post-moderna, condite il tutto con nonchalance vero?! mi raccomando, ma visto?! anche io so scriverlo cazzo, lo so scrivere per bene, almeno quanto potpourri.

E non li ho cercati su Gogol!

P.S. visto la citazione? eh? sono anche io come voi nonostante il caldo! sì cazzo!!

comunque non la passerete franca: ecco il video lo-fi indie inascoltabile da bitchy checche che siete e dunque vi meritate

Vorrei semplicemente ribadire un concetto che magari non è unanimemente approvato, ma per molte persone (per me di sicuro) è una certezza.

Stare a New York è una figata.

Hai deciso di andare a fare una passeggiata tra le opere d’arte al Guggenheim? Buon per te. La figata del giorno potrebbe essere questa.

Con il condizionale d’obbligo perchè, per ora, è solo un progetto.

Sei in giro per Soho e stai cercando qualcosa di diverso da tutti i negozietti belli e brutti? Toh, che sfortuna! Hanno appena riesumato per te un murales originale di Keith Haring e lo espongono – guarda un po’.. –  proprio qui!

Dio che sfortuna essere niuiorchesi!

chi pigia sui tasti

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