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I francesi sono mediamente più tamarri degli italiani, almeno secondo la nostra concezione di tamarro, mentre secondo la loro concezione di tamarro noi lo siamo sicuramente di più; al contrario, secondo la loro concezione di fighetto, loro lo sono di più; indovinate un po’, secondo la nostra concezione di fighetto, noi lo siamo più di loro.

Il punto è che per quanto fastidiosamente simili, siamo popoli irritantemente diversi.

E per surfare ancora alla grande sul luogo comune, aggiungerei che ad ogni passo trovo conferma che la nostra italianità vive la solita fama ormai ben incatenata nel bassorilievo dell’immaginario mondiale e a scanso di equivoci farò un elenco di aggettivi plurali (perché, se non si fosse capito, noi siamo gli ITALIANI):

mafiosi (nel senso che facciamo comunella sempre tra di noi, oltre che raccogliere il pizzo nello studentato),

confusionari/gesticolatori (nel senso che quando non ci pagano, cominciamo a muoverci inconsultamente e a nominare santi e divinità, per ottenere il pizzo che ci spetta)

gioviali/gentili (nel senso che quando hai pagato, sei il nostro migliore amico e ti facciamo tanti favori, basta che poi paghi di nuovo)

simpatici/allegri (nel senso che quando si mangia e si beve con i soldi dei norvegesi, ridiamo spesso e offriamo pure)

furbi/svegli (nel senso che ci giustifichiamo dicendo che quei soldi erano per la quota dell’associazione studentesca “amici della mamma”)

berlusconiani (nel senso che contestualizziamo le bestemmie)

I francesi invece sono così

Ora che ci penso non so cosa sia peggio.

dopo aver ricevuto una ricetta per mia nonna in modo incredibilmente rapido (sospetto ci sia stata un’emorragia verso miramare di rimini più intensa del solito), ho incrociato le vetrine della ricca edicola che vedo dalla mia finestrotta, una di quelle vere, non le baracche di lamiera più comuni, seppur anch’esse non disprezzabili dato che comunque se la cavano sempre di più quanto ad assortimento (ma mai quanto quelle con la porta e tutto).

lampo nostalgia/imbarazzo-per-i-tempi-delle-medie:

1) tensione crescente verso l’ingresso, avevo in mente la ragione da quando uscivo dal portone sui miei sandaloni trendy, ma era graduale (mentre attraversavo la strada) la concretizzazione di essa su di me in forma di salubre colorazione carta-da-forno e in gioioso ottundimento sensoriale

2) entrata in splendente scioltezza, spingendo invece che tirando (e viceversa) la porta a vetri con susseguente gesticolazione e sorriso condiscendente di supporto dell’edicolante

3) finta semipasseggiatina semicircolare in giro della serie come butta seguita da magnetico richiamo e permanenza lunghissima, al di sopra di ogni ritegno, nell’angolo universo parallelo-paradiso infinito (per fortuna angolo, ma credo la disposizione non fosse casuale) hentai, buffamente e solo nella mia testa compensata da sbiascicamenti, spiluccamenti, sfogliamenti rapidi (per non figurare come i vecchi in libreria) su presunta qualità dei prodotti adiacenti, cioè manga di cui non sapevo una mazza (e neanche avevo intenzione di interessarmi, vabbé un po’ lamù sì)

4) studi di  settore, costo-opportunità, triangolazioni, soppesamenti, misurazione in dita dello spessore (puntando a bilanciare portabilità e farcitura), misurazione in colpo d’occhio della qualità del tratto e degli highlight (sempreché non ci fosse la plastichina a rendere tutto più tipo  SNAI) il tutto con le manine sudaticce, carotide on fire e la pressione della soglia psicologica dei 30 minuti di permanenza, poi l’illuminazione

5) come un sub senza più ossigeno a 30 metri, arraffamento di innocue pubblicazioni tematizzate, dalle auto zarre, alle armi, agli album della pimpa (destinato a fare esplodere il conto del 150%, ma chissene ormai!!!), composizione di paninone anti-sguardo anti-sospetto sempre e solo nella mia testa (cavolo, i proprietari erano e sono mamma e figlio: la cicciona mi faceva venire la nausea coi suoi modi caserecci e lo sguardo da cane buono; il distacco vacuo al lattice di lui, motivato credo dalla grassa collezione underage del suo fisso in cantina mi metteva più pace…)

6) occhio basso fisso su repubblica mentre avveniva la celebrazione silenziosa del conto, versamento di soldi casuale (avrei voluto dire tieni il resto ma poi come mi compravo le big babol tamarre?)

7) allungo tipo andrew howe, tipo rapinatore da b-movie, tipo vi ho fregati, tipo “alé per un paio di mesi sono a posto”, già un po’ barzotto (per l’adrenalina più che altro), senza per fortuna sentire (vedi sopra: ottundimento sensoriale) il “saluta i tuoi” che mi avrebbe polverizzato le rotule

mi sa che domani lo rifaccio, affanculo internet

Entro direttamente nella questione, caro il barone.

Lebron ha sbagliato.

La scelta di Miami è stata fatta direi soprattutto per coprirsi le spalle. Se voleva essere un leader e vincere un titolo doveva scegliere un’altra destinazione. Essere il leader della squadra (a Cleveland) è lo spazio che lui si è voluto creare e credo che le squadre che sono state messe in piedi negli ultimi anni siano state assemblate ascoltando anche, e soprattutto, le sue richieste. In fondo, nell’ultima annata hanno vinto abbastanza comodamente la regular season. Il problema che una volta calato lui (nei play-off), tutto il resto della squadra l’ha seguito. Da qui due osservazioni. Da una parte giusto andare dove sono presenti altri giocatori in grado di tirare la carretta se lui non ce la fa. Dall’altra, mi viene da dire che che forse essere l’uomo solo al comando non è la posizione che fa per lui.

Miami è casa Wade (Wade su quelle spiagge ha già vinto un titolo). Non sottovaluterei questa cosa. Non ci saranno mai tre numeri uno a parimerito. Ci saranno sempre un numero 1, un numero 2 e un numero 3. Inutile dire l’ordine (io lo vedo così: Wade, James, Bosh). Le squadre vincenti sono sempre state composte da buoni giocatori, non solo quelli del quintetto, giocatori che sapevano cosa fare in un ottica di squadra, ci sono sempre state delle gerarchie e difficilmente dei pari livello. Quindi o instaurano una mentalità in stile Stati Uniti alle olimpiadi 2008 oppure la vedo dura giocare insieme per tre solisti di questo calibro, la palla è sempre una sola. E poi vorrei aggiungere che la squadra è fatta di 12 giocatori e ora all’appello ne mancano ancora 7 (miami ha chalmers a contratto e ha appena preso miller), sono ancora tantini, più che altro perchè non ce ne sono molti disponibili e i soldi a disposizione non sono molti.

In fondo una scelta come New York (anche se sarebbe stata cestisticamente un’incoscienza) o Chicago (cestisticamente solida ma con un alone che ancora veleggia sulla squadra) sarebbero state molto più affascinanti, più all’insegna dell’equilibrio (chissà csa avrà pensato Mr.Stern alle 3.40 di giovedi) e meno da paraculo.

Insomma, come si sarà capito, daje Kobe, asfaltali.

World Identity Lab è un progetto davvero particolare che si presenta come un progetto di ricerca sull’identità. Il concetto di identità è esplorato attraverso iniziative che prevedono uno spunto prettamente “social”, e cioè la partecipazione del web intero.

“Identity is partly defined by belonging to a particular group and by social roles, the “us”. On the other hand, identity also exists, at least in our society, in the encounter with our own uniqueness, the “me”, which each individual experiences in his or her own way.”

Tutto ciò mi piace tantissimo ma devo ammettere che non mi avrebbe colpito così tanto se non avesse prodotto con un tempismo perfetto il progetto “Fouled!!!“.

Per partecipare basta spedire per mail una foto che ti ritrae mentre simuli un fallo.

Amo quando la gente ti chiede apertamente di LOLLARE.

L’avevano annunciato una settimana fa. Sono persone serie e puntuali.

Lui (Pierpa) pure.

p.s.: @mrtube vimeoprrrrrr

Casualmente

“Observe what happens when sunbeams are admitted into a building and shed light on its shadowy places. You will see a multitude of tiny particles mingling in a multitude of ways… their dancing is an actual indication of underlying movements of matter that are hidden from our sight… It originates with the atoms which move of themselves [i.e. spontaneously]. Then those small compound bodies that are least removed from the impetus of the atoms are set in motion by the impact of their invisible blows and in turn cannon against slightly larger bodies. So the movement mounts up from the atoms and gradually emerges to the level of our senses, so that those bodies are in motion that we see in sunbeams, moved by blows that remain invisible.” Lucrezio

Consider a large balloon of 10 meters in diameter. Imagine this large balloon in a football stadium. The balloon is so large that it lies on top of many members of the crowd. Because they are excited, these fans hit the balloon at different times and in different directions with the motions being completely random. In the end, the balloon is pushed in random directions, so it should not move on average. Consider now the force exerted at a certain time. We might have 20 supporters pushing right, and 21 other supporters pushing left, where each supporter is exerting equivalent amounts of force. In this case, the forces exerted towards the left and the right are imbalanced in favor of the left; the balloon will move slightly to the left. This type of imbalance exists at all times, and it causes random motion of the balloon. If we look at this situation from far above, so that we cannot see the supporters, we see the large balloon as a small object animated by erratic movement.

Entrambi i brani vengono da Wikipedia.org.

Sono arrivato ad essi, cioè al moto Browniano attraverso questo

Brownian motion with processing from Pedro M Cruz on Vimeo.

Se invece siete più dei tipi inclini al parallelo tra traffico e cardiodinamica questo e quel che fa per voi

Traffic in Lisbon – emphasis on sluggish areas from Pedro M Cruz on Vimeo.

Sempre casualmente.

P.s. Se qualcuno mi vuole aiutare a postare i video da Vimeo è il benvenuto.

Ho appena finito di vedere “I’m here”, un mediometraggio scritto e diretto da Spike Jonze.

Sono così scemo che mi commuovo per una storia d’amore tra robot?  Si.

Davvero delizioso. Così come il fatto che per vederlo devi semplicemente andare sul sito ufficiale del film.

Colonna sonora stupenda. Per ora non ho ancora scoperto di chi è.

UPDATE:

Colonna sonora di Aska assieme a band indie di LA. Così c’è scritto sul tumblr officiale. Beh ora che l’ho scoperto non è meno bella…

(ri)Buona Visione

Quanto ci piacciono le immagini in bianco e nero? Parecchio direi.

Quando poi narrano e analizzano il gesto sportivo dal lato tecnico-nostalgico, beh…. siamo colpiti.

Michael Jordan

Bjorn Borg

Cassius Clay

Walter Payton

Pete Rose

Avrete notato il fatto che siano più o meno datate. L’autore (chiunque sia) è riuscito a sottolineare il gesto in maniera eccezionale. E’ come se volesse riportare chi osserva al momento più romantico dello sport in questione. E’ proprio il gesto quello che conta e conta, pure molto, chi lo compie. Non ce ne frega una cippa di replay, tute e materiali high-tech, doping e compagnia bella…

Lo sport com’era e come forse qualche volta dovrebbe ricordarsi di essere.

Via fffound!

E’ innegabile.

Ci sono momenti in cui riconosci qual è la tua famiglia, in senso culturale, di riferimento.

Lo scopri pezzo a pezzo, nelle situazioni più varie, queste ne sono esemplificazioni verosimili:

  • fissando da dentro una densa bolla d’alcol una folla impazzita che balla furiosamente Erol Alkan e pensi che sarà così per sempre, un istante espanso a rappresentare senza parole o pensieri una generazione
  • quando il pomeriggio tardi in bici dalle cuffie parte qualcosa degli Smiths e rallenti per non arrivare prima che finisca, rallenti fino a scendere e camminare, anche se vorresti sederti, sdraiarti in mezzo alla strada
  • scoprendo che il libro che un tuo amico ti aveva prestato di David Foster Wallace e che hai divorato come non succedeva da anni è l’ultimo perché si è ucciso, e allora invece di correre a leggerli tutti per recuperare, li conservi per tempi di carestia
  • quando qualcuno posta La Descrizione di Un Attimo, la fai partire e ti accorgi dell’errore: quello che più amiamo lo teniamo per quando smettiamo di sapere che cosa davvero conta, che cosa davvero ci racconta, non per una domenica qualsiasi
  • sdraiato sul letto, sotto le coperte, al buio, chiedendoti perché non riesci ancora a parlare 20 minuti dopo aver visto per la sedicesima volta Paz su i fumetti di Andrea Pazienza, chiedendoti se è davvero impossibile vivere nell Bologna degli anni ’70

E così oggi ho scoperto sfogliando Google Reader, in un mal di testa aizzato da campane semi festanti che Mark Linkous era parte della famiglia; cliccando sulla foto troverete un ricordo e una raccolta di video.

It’s aWonderful Life.

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